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Mentre le città europee affrontano una pressione crescente legata a congestione urbana, flussi turistici, obiettivi di sostenibilità e infrastrutture sempre più interconnesse, gli open data stanno evolvendo ben oltre il loro ruolo originario di strumenti di trasparenza. Stanno diventando un layer strategico della governance urbana: un’infrastruttura digitale capace di supportare il processo decisionale, coordinare i servizi pubblici e abilitare sistemi guidati dall’intelligenza artificiale.
Questa trasformazione è emersa con chiarezza durante la sesta edizione dell’Open data hub day 2026, tenutasi il 15 maggio presso il NOI Techpark di Bolzano. Più che una conferenza tecnica, l’evento ha mostrato come open data, intelligenza artificiale, infrastrutture interoperabili e regolamentazione europea stiano convergendo verso un nuovo modello di governance per città e territori.
Al centro del dibattito il cambiamento strutturale che va ben oltre la tecnologia. Le città stanno progressivamente evolvendo in sistemi socio-tecnici interconnessi, nei quali mobilità, turismo, sostenibilità, servizi pubblici e gestione delle infrastrutture dipendono dall’orchestrazione continua di flussi di dati interoperabili. In questo contesto, gli open data non sono più semplicemente dataset pubblicati online, ma stanno diventando la materia prima di sistemi intelligenti capaci di aiutare amministrazioni, imprese e cittadini nella gestione della complessità urbana.
Gli open data includono informazioni generate da sistemi di trasporto, piattaforme turistiche, sensori ambientali, infrastrutture per la mobilità e servizi pubblici. Flussi di traffico, occupazione dei parcheggi, utilizzo del trasporto pubblico, indicatori di qualità dell’aria, dinamiche turistiche e consumi energetici contribuiscono a creare uno strato digitale sempre più esteso attorno alla vita urbana. La loro crescente importanza riflette una realtà più ampia: le città moderne generano enormi quantità di informazioni che, se integrate e governate correttamente, possono supportare decisioni pubbliche più adattive e basate sull’evidenza.
Sempre più spesso, il valore degli open data non risiede soltanto nella trasparenza, ma nella loro capacità operativa. Le pubbliche amministrazioni non sono più chiamate solamente a erogare servizi, ma anche a costruire e governare infrastrutture digitali in grado di raccogliere, integrare, archiviare e orchestrare dati provenienti da sistemi frammentati. In pratica, la governance dei dati sta diventando una funzione centrale delle infrastrutture pubbliche.
L’intelligenza artificiale amplifica ulteriormente questa trasformazione. I sistemi IA dipendono infatti in modo strutturale dalla qualità, dall’interoperabilità e dall’affidabilità degli ecosistemi di dati. Senza dataset strutturati e affidabili, anche i modelli di IA più avanzati faticano a generare output realmente utili. Open data e IA stanno quindi evolvendo come infrastrutture reciprocamente dipendenti: i dati alimentano i sistemi intelligenti, mentre l’IA trasforma enormi volumi di informazioni in insight operativi capaci di supportare decisioni in tempo reale.
Questa interdipendenza sta assumendo un’importanza crescente all’interno del panorama normativo europeo in rapida evoluzione. Sebbene il EU Data Act sia entrato ufficialmente in applicazione nel settembre 2025, il 2026 rappresenta il primo anno pienamente operativo in cui le sue disposizioni relative a data sharing, interoperabilità, portabilità e cloud switching vengono implementate nel mercato europeo (European Commission, 2024; European Union, 2023).
Una delle scadenze più rilevanti riguarda il 12 settembre 2026, data in cui entreranno in vigore gli obblighi “product-by-design” per prodotti connessi e servizi digitali correlati. Secondo il regolamento, i prodotti immessi sul mercato europeo dopo tale data dovranno essere progettati in modo da consentire agli utenti di accedere, trasferire e condividere direttamente i propri dati senza barriere tecniche o contrattuali (European Union, 2023; Wendehorst, 2026).
In termini pratici, produttori e fornitori di servizi digitali sono sempre più chiamati a integrare interoperabilità, API standardizzate, sistemi di gestione del consenso e capacità di accesso ai dati direttamente all’interno dell’architettura dei prodotti. La normativa accelera inoltre la transizione verso maggiore portabilità cloud, riduzione del vendor lock-in ed ecosistemi multi-cloud interoperabili, in vista della rimozione di alcune data-egress fees prevista per settembre 2027 (Morgan Lewis, 2025; Snellman, 2026).
Le implicazioni vanno ben oltre la compliance normativa. Aziende industriali, provider SaaS, piattaforme di mobilità, cloud provider e pubbliche amministrazioni stanno ripensando il modo in cui i dati vengono archiviati, condivisi, governati e monetizzati. Per città e infrastrutture pubbliche questa trasformazione è particolarmente significativa, perché i sistemi urbani abilitati dall’intelligenza artificiale dipendono sempre più da accessi continui a flussi di dati interoperabili e in tempo reale.
Parallelamente, l’AI Act sta ridefinendo progressivamente la governance dell’intelligenza artificiale in Europa. Il regolamento introduce nuovi obblighi relativi a trasparenza, gestione del rischio, tracciabilità, documentazione e supervisione umana per i sistemi AI ad alto rischio.
Insieme, Data Act e AI Act stanno accelerando una più ampia convergenza tra governance dei dati e governance dell’intelligenza artificiale. La più ampia ambizione strategica alla base di queste normative sta diventando sempre più evidente: l’Europa sta cercando di costruire infrastrutture digitali sovrane e interoperabili capaci di sostenere la futura economia europea dell’IA, bilanciando al tempo stesso innovazione, cybersecurity, concorrenza e fiducia pubblica. I Common European Data Spaces rappresentano uno dei pilastri di questa strategia, favorendo ecosistemi di condivisione dei dati più strutturati e regolamentati tra diversi settori.
In questo contesto, l’Open data hub day rappresenta una dimostrazione concreta di come questi concetti stiano già venendo tradotti in sistemi operativi reali per città e territori.
Dopo gli interventi introduttivi di Vincent Mauroit e gli aggiornamenti strategici di Patrick Ohnewein, entrambi alla guida delle attività di innovazione di NOI Techpark, l’evento ha presentato diverse applicazioni concrete in cui gli open data stanno già supportando ottimizzazione della mobilità, gestione del turismo e servizi pubblici.
Uno degli esempi più significativi ha riguardato la mobilità intelligente. Open data hub, insieme a Ithel, ha sviluppato un sistema predittivo capace di stimare l’occupazione dei parcheggi attraverso dati generati da telecamere. La piattaforma, già applicata nell’area dell’Alpe di Villandro, consente alle amministrazioni locali di gestire in modo più efficiente flussi di accesso e infrastrutture di parcheggio.
Un altro progetto ha mostrato come gli open data possano supportare sistemi di trasporto multimodale. In collaborazione con STA – Strutture trasporto Alto Adige, la piattaforma südtirolmobil integra biciclette e trasporto pubblico attraverso servizi basati su dati in tempo reale, consentendo agli utenti di verificare disponibilità dei parcheggi bici, consultare orari e acquistare biglietti tramite un’interfaccia unificata.
Al di là dell’efficienza operativa, tuttavia, il dibattito si è concentrato soprattutto su una trasformazione più profonda della governance urbana. Le città stanno cercando di evolvere da amministrazioni reattive verso sistemi adattivi e predittivi supportati da dati interoperabili e infrastrutture abilitate dall’intelligenza artificiale.
Questa prospettiva è emersa con forza durante il panel “Listening lands. How data and AI can make our green regions smarter”, organizzato in collaborazione con City Vision e moderato dal direttore Domenico Lanzillotta. Partecipanti come Claudio Corrarati, Ivano Marchiol del Comune di Bolzano, Margherita Cera del Comune di Udine e Roberto Cavaliere del Comune di Padova, hanno discusso di come le amministrazioni stiano sperimentando modelli di governance data-driven capaci di coordinare mobilità, turismo, sostenibilità e servizi pubblici.
Le esperienze condivise da territori come Bolzano, Padova, Udine, Trento e l’Alpe di Villandro hanno mostrato come le amministrazioni locali stiano sfruttando dataset interoperabili per supportare decisioni urbane coordinate e migliorare la gestione di territori sempre più complessi.
Ciò che è emerso con maggiore chiarezza è che gli open data stanno progressivamente diventando strumenti di supporto alle decisioni pubbliche. Integrando informazioni relative a mobilità, turismo, ambiente e infrastrutture, le amministrazioni cercano di passare da interventi reattivi a modelli di governance più anticipatori e adattivi. In questa prospettiva, l’obiettivo va oltre la semplice modernizzazione tecnologica: il fine più ampio è migliorare i servizi pubblici, rafforzare il coordinamento territoriale e sostenere il bene comune attraverso decisioni più informate e trasparenti.
Allo stesso tempo, l’evento ha evidenziato anche le tensioni emergenti da questa trasformazione. Man mano che le città diventano più dipendenti da infrastrutture supportate dall’IA, temi come qualità dei dati, interoperabilità, cybersecurity, tracciabilità, governance e compliance normativa diventano rischi strategici operativi e non più semplici questioni tecniche. La sfida non consiste più soltanto nel raccogliere maggiori quantità di dati, ma nel garantire che gli ecosistemi informativi rimangano affidabili, governabili e utilizzabili all’interno di ambienti AI sempre più autonomi.
Queste problematiche sono emerse in modo ancora più evidente durante le sessioni pomeridiane dedicate all’intelligenza artificiale.
Eduardo Guerra dell’Università di Bolzano ha affrontato direttamente il tema delle infrastrutture AI-ready con l’intervento “Are your APIs and data sources suitable for AI Agents?”, sottolineando come i futuri ecosistemi AI dipenderanno sempre più da API semanticamente strutturate e dataset interoperabili.
Chris Mair di 1006.org ha presentato “Stuart chatbot: a simple yet powerful RAG system”, mostrando applicazioni di retrieval-augmented generation costruite su ambienti open data. Nel frattempo, Marco Montanari di Open history map ha esplorato l’evoluzione delle infrastrutture Open data hub verso “agent-queryable worlds”, dove agenti IA interagiscono direttamente con dataset pubblici strutturati.
Anche il tema dell’affidabilità è emerso come questione centrale. Safoura Jolfaei dell’Istituto iraniano per la ricerche nelle scienze e tecnologie dell’informazione, ha discusso la creazione di dataset affidabili per lingue a bassa disponibilità di risorse come strategia per mitigare le allucinazioni dei large language model. Il suo intervento ha rafforzato una riflessione sempre più evidente nell’economia dell’IA: la competitività futura dei sistemi intelligenti potrebbe dipendere meno dalla pura potenza computazionale e molto di più da qualità dei dati, governance e interoperabilità.
La parte finale dell’evento si è concentrata sui data space e sulla più ampia spinta europea verso ecosistemi digitali sovrani. Sessioni con Lukas Künig di T-Mobile Austria, Matthias Repke e Vincent Maholetti di T-Systems Austria, e Riccardo Crescini di Pwc, hanno approfondito come infrastrutture interoperabili e regolamentazione europea possano ridefinire il futuro della condivisione dei dati industriali e urbani.
In definitiva, ciò che è emerso a Bolzano è che gli open data non sono più semplicemente iniziative di trasparenza o asset tecnici. Stanno diventando il substrato operativo della governance urbana abilitata dall’intelligenza artificiale.
Nel panorama europeo emergente, caratterizzato da nuove regolamentazioni e dalla crescente centralità dell’IA, le città capaci di trasformare dati interoperabili in sistemi coordinati di decision-making potrebbero ottenere un vantaggio strutturale nella gestione di complessità, sostenibilità, mobilità e servizi pubblici nei prossimi anni. (foto di ANOOF C su Unsplash)
References
European Commission. (2024). Data Act. European Commission Digital Strategy. European Commission – Data Act
European Commission. (2025). EU Data Act gives users control over data generated by connected devices. European Commission Digital Strategy. European Commission – EU Data Act Gives Users Control Over Data Generated by Connected Devices
European Commission. (2026). Common European Data Spaces. European Commission Digital Strategy. European Commission – Common European Data Spaces
European Union. (2023). Regulation (EU) 2023/2854 of the European Parliament and of the Council of 13 December 2023 on harmonised rules on fair access to and use of data (Data Act). EUR-Lex. EUR-Lex – Regulation (EU) 2023/2854 (Data Act)
European Union. (2024). Regulation (EU) 2024/1689 of the European Parliament and of the Council laying down harmonised rules on artificial intelligence (Artificial Intelligence Act). EUR-Lex. EUR-Lex – Regulation (EU) 2024/1689 (AI Act)
Morgan Lewis. (2025). EU Data Act begins September 12, impacting cloud services, connected products, and other data industries. Morgan Lewis. Morgan Lewis – EU Data Act Impact on Cloud Services and Connected Products
NOI Techpark. (2026). NOI Techpark official website. NOI Techpark
Snellman. (2026). EU Data Act digital compliance tracker. Snellman Digital Compliance Tracker. Snellman – EU Data Act Digital Compliance Tracker
Travers Smith. (2026). The EU Data Act compliance countdown for connected products. Travers Smith LLP. Travers Smith – EU Data Act Compliance Countdown for Connected Products
Wendehorst, C. (2026). EU Data Act – Article 50 timeline and applicability. EU-Data-Act.com. EU Data Act – Article 50 Timeline
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